Curiosità e Consigli

Uricemia alta e gotta: la battaglia inizia a tavola!

4 Marzo 2016

Carlo Magno, Enrico VIII, Voltaire, Newton, Darwin, Papa Innocenzo XI, epoche e ruoli diversi, ma tutti accomunati da uno stesso problema: dover fare i conti con i dolori della gotta, un’antica patologia conosciuta già ai tempi di Ippocrate, nel IV sec a.C. Si manifestava soprattutto in adulti di sesso maschile e nelle donne dopo la menopausa ed è sempre stata considerata una malattia di nobili e facoltosi, in quanto, più di altri, potevano permettersi un’alimentazione ricca, composta da carni, insaccati, vino e dolci, alla base delle cause dell’insorgenza della patologia, assieme anche ad una predisposizione genetica.

Gli effetti comportano forti dolori alle articolazioni (dita, gomito, ginocchio, caviglia, polso), dovuti ad accumuli di cristalli di acido urico, che possono portare anche a rigonfiamenti, definiti anche “tofi gottosi”, che possono infiammarsi ed ulcerare la pelle. La gotta è lo stadio più avanzato dell’iperuricemia ed, oggi, uno stile di vita sano, può prevenirne l’insorgenza. Si parte dal presupposto che non è detto che il soggetto affetto da iperuricemia sia automaticamente un soggetto gottoso.

L’acido urico è il risultato finale del metabolismo delle proteine e, prodotto dalla scissione delle purine (le molecole costituenti DNA e RNA), viene scartato per via renale ed in minima parte attraverso le secrezioni digestive. Non è una sostanza nociva, ma un suo aumento a livello ematico, oltre i 7mg/dl, causa l’iperuricemia. Assieme ad altri fattori ben più noti, come glicemia, pressione alta, ipercolesterolemia, costituisce un indicatore di rischio per le malattie cardiovascolari.

L’iperuricemia è un disturbo caratterizzato da un aumento di acido urico nel sangue dovuto ad uno squilibrio tra la sua produzione e il suo scarto a livello renale oppure dalla concomitanza di entrambi i fattori, si misura attraverso le analisi del sangue ed i valori normali sono compresi tra i 2,40 e 5,70 mg/dl di sangue nelle donne o tra i 3,40 e 7 mg/dl di sangue negli uomini, ed è dovuto non solo a cause genetiche ma anche ambientali, come uno stile di vita poco sano o un’alimentazione sbilanciata e scorretta.

Per quanto concerne la dieta, bisogna evitare l’eccesso di proteine ed abolire o ridurre i seguenti alimenti: visceri, grassi animali, aringhe, sardine, acciughe, frutti di mare, pollame, insaccati e formaggi stagionati, crostacei, carni rosse, fagioli, piselli, cavolfiori, cibi ricchi di fruttosio. Da abolire le bevande gassate ed alcoliche, soprattutto la birra che contiene più purine rispetto al vino. Gli alimenti consigliati sono: verdure, cereali, carni bianche, pesce magro, olio evo, latte scremato e tanta acqua. Infatti la prima regola per eliminare l’acido urico dal nostro organismo è bere il più possibile per sostenere l’attività dei reni responsabili della purificazione del sangue ed anche ai fini di evitare i calcoli renali, frequenti in soggetti iperuricemici. Anche i rimedi naturali quali tisane o infusi diuretici alla betulla, finocchio, tarassaco e malva possono contribuire a ridurre i valori di acido urico nel sangue.

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