Alimenti

Novel food, questo semisconosciuto

9 ottobre 2017
insetti novel food

Gli insetti sono stati il primo cibo dei nostri più antichi antenati. Perfino nella Bibbia si narra di locuste e cavallette, non soltanto come una delle “piaghe d’Egitto”, ma anche come buon alimento, oltre al miele selvatico.

Eppure, nonostante si tratti di una pratica che esiste da sempre, ancora oggi, si rimane perplessi di fronte a creazioni culinarie a base di bruchi o larve di coleotteri, e si fa fatica ad immaginarli come fonte di nutrimento.

Pensare di sostituire i cereali con insetti croccanti oppure ricevere un invito a cena a base di larve di formiche e bombi, sembra una realtà terrificante e, fortunatamente, lontana.

Ma non è così. Infatti con l’entomofagia non si sta introducendo nulla di nuovo, piuttosto si sta cercando di diffondere nuovamente, in Occidente, una fonte di nutrimento demodè, che in tante nazioni nel mondo è già tornata in auge ed, in alcuni casi, per esempio in Thailandia o per gli aborigeni australiani, è parte integrante della dieta e dello stile di vita. L’entomofagia è un regime dietetico che abbiamo perduto nel tempo in quanto è molto più facile nutrirsi di un boccone di carne di animali grandi rispetto alla possibilità di raccoglierne tanti piccoli.

Oggi, invece, gli ostacoli alla diffusione dei “novel food” (letteralmente “nuovi alimenti” o “nuovi ingredienti alimentari”, come alghe e insetti) sono la diffidenza generale sociale nei confronti del nuovo e il vuoto normativo per cui ne è ancora vietato il consumo. Nei paesi anglosassoni ne è consentita la commercializzazione, in Italia ne è vietato sia il consumo che la vendita.

A partire dal 2018, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare renderà ufficiale il riconoscimento di alcune specie di insetti come alimento, per cui sarà possibile immetterle anche sul mercato italiano, in quanto i regolamenti comunitari sono applicabili direttamente a ciascuno Stato membro, senza necessità di alcun atto di recepimento nazionale.
In Svizzera, già dal primo maggio di quest’anno, è possibile commercializzare tre specie di insetti: la larva della farina, il grillo domestico e le cavallette.
Questa introduzione si rende necessaria anche ai fini di poter garantire un’alternativa di cibo sostenibile ai 9,6 miliardi di persone che presumibilmente ospiterà il nostro pianeta entro il 2050.
I vantaggi sono molti e su più livelli: innanzitutto, ciò che oggi è considerato scarto verrebbe impiegato come nutrimento per gli animali, in più ci sarebbe una riduzione significativa sia delle emissioni di metano ed altri gas inquinanti, sia dello spreco di acqua, oggi, necessaria per garantire la buona resa degli allevamenti. E soprattutto nutrirsi di insetti vuol dire assimilare proteine di alta qualità, come quelle della carne e del pesce, oltre al buon contenuto di grassi buoni, sali minerali e vitamine.
Si contano circa 2.000 specie di insetti edibili, ma la cifra è sicuramente sottostimata, considerando che in natura ne esistono 8 milioni di specie di cui solo un milione descritte.

I più consumati sono i coleotteri, ma anche bruchi, formiche, cavallette, locuste e grilli. L’introduzione dei novel food non ha lo scopo di sostituire l’impiego alimentare di altri animali, ma semplicemente di dare nuovi elementi al mercato del cibo in un mondo sempre più esigente e in espansione.

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