Curiosità e Consigli Pizza

Una pizza per prevenire i tumori

6 giugno 2018
Pizza anticancerogena - Froma e gusto

Dieta Mediterranea e Arte del Pizzaiolo Napoletano: l’incontro di due patrimoni mondiali dell’Umanità per sostenere la ricerca contro il cancro. Tutto questo è possibile grazie al lavoro di squadra di produttori, ristoratori, ricercatori e consumatori, uniti dall’idea che la lotta contro il cancro si vince tutti assieme. Protagonisti di questa iniziativa l’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione Pascale”, centro di ricerca oncologica di rilevanza nazionale, e il Molino Caputo, impresa napoletana che da sempre crede nell’idea che si debba fare rete e sistema per valorizzare le eccellenze della Campania, e per dare forza al territorio. Grazie alla collaborazione tra queste due grandi realtà della Regione, assieme alla nutrizionista Livia Augustin e al pizzaiolo Gianluca Passeggio, è stata realizzata la prima pizza preventiva contro il cancro. È nata così “Pascalina”.

Siamo nell’anno del riconoscimento Unesco, in un certo senso l’anno “zero” per la pizza napoletana, già dal 2010 Specialità Tradizionale Garantita dalla Comunità Europea, e che oggi assume un valore diverso rispetto alle altre pizze proposte nel mondo, essendo l’unica a prendere forma da un’arte, quella dei nostri pizzaioli napoletani, diventata (finalmente!) Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Attilio Bianchi, direttore generale della Fondazione Pascale, racconta come è nato il progetto: “Questa idea iniziale ha potuto poi concretizzarsi quando la figlia di una nostra paziente manifestò la volontà di procedere ad una donazione libera al nostro Istituto. Ebbene, visto che la signora gestisce una pizzeria, pensammo insieme di trasformare la donazione in un progetto, forse in un sogno. Quello di unire le espressioni migliori della napoletanità e della Campania dentro un obiettivo comune, che passava per un messaggio appunto di buona salute e di sostegno alla ricerca. Si è così creato un team di progetto, che oltre ai nostri ricercatori interni, ha coinvolto varie professionalità della produzione e della comunicazione, che hanno attivamente partecipato alla nascita e allo sviluppo di questo progetto”.
Pascalina è, quindi, una pizza altamente identitaria del territorio campano, con ingredienti che rispettano la nostra tradizione, e che occupa il suo giusto posto, come alimento consigliato, anche nella piramide alimentare pascaliana basata sui principi della dieta mediterranea, sulle linee guida contro i tumori della World Cancer Research Fund, e sulle evidenze scientifiche più recenti su dieta e prevenzione dei tumori. Alla base della piramide sono collocati i cibi da consumare giornalmente, e all’apice quelli da consumare più raramente. Grazie al lavoro di ricerca scientifica svolto dal Pascale, si prova che con le tecniche dell’arte del pizzaiolo napoletano e con la combinazione giusta di ingredienti e quantità appropriate, è possibile realizzare un prodotto che può essere mangiato più di una volta a settimana, perché sano e nutriente, oltre che buono.
Com’è noto, la pizza “made in Italy” è un piatto unico, un pasto completo di tutti i macro e micronutrienti necessari alla buona salute, protettiva nel ridurre malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore. “Tanti i mesi di lavoro su questo progetto e anche tante le degustazioni per coniugare alla salute anche la sfida del gusto, Pascalina è anche buona da mangiare, oltre a fare bene alla salute e al territorio”, spiega Antimo Caputo, amministratore del Molino omonimo “Insieme ai protagonisti del progetto abbiamo selezionato il tipo di farina ideale per la realizzazione della pizza pascalina, la caputo di tipo 1 con germe e crusca”, continua. L’impasto realizzato con una la farina semi integrale (160g), è farcito con friarielli campani/cime di rapa (120g a crudo), pomodorini di Corbara o San Marzano (120g), olive di Caiazzo (30g), noci (20g) ed olio extra vergine d’oliva del Cilento (30g), aglio e peperoncino, ingredienti con proprietà antitumorali, antiaterosclerotiche e antiossidanti, suggeriti dalla dott.ssa Augustin. Molte pizzerie hanno già aderito al progetto ed introdurranno la prima pizza anticancro nei propri menù. Tra queste Kestè di New York, Totò Sapore, Sorbillo, Carlo Sammarco, Da Umberto, La Notizia, Napoli 1820, Vincenzo Capuano, Gennaro Esposito Milano, Vesi, Don Peppe e tante altre. L’ incasso delle pizze vendute sarà utilizzato dalla Fondazione Pascale per finanziare linee di ricerca orientate alla prevenzione, alla diagnosi precoce, ed alla cura del tumore, con particolare riguardo al tema alimentazione e cancro. “Ci teniamo a sottolineare che ogni anno, in un evento pubblico dedicato, rendiconteremo sia quanto avremo raccolto sul Progetto Pizza Pascalina, sia l’utilizzo che ne è stato fatto, specificando le linee di ricerca attivate e, via via, i risultati”, spiega Bianchi.
Venerdì primo giugno, alle ore 18 presso il Pizza Village, il più grande festival legato al mondo pizza, ci sarà la conferenza stampa di presentazione del progetto coordinata da Luciano Pignataro, dove si potranno richiedere altri dettagli. Nel corso della kermesse, sarà possibile assaggiare la pizza presso lo stand della pizzeria Don Peppe e presso gli esercizi aderenti.

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