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Ci prendiamo un caffè?

21 Novembre 2019

“Ci prendiamo un caffè?”: non solo una reale voglia o esigenza, ma ormai quasi uno stile di vita, che si contrappone ai ritmi frenetici della società contemporanea in cui pare che il tempo non sia mai abbastanza. E così che si “spezza” una mattinata, magari facendo un break con uno spuntino, così che ci si concede un momento di relax, o che si coglie l’occasione per intrecciare rapporti, nel bar più vicino a casa o al posto di lavoro.
A Napoli, addirittura, è un rito che sconfina in una moda: c’è chi lo vuole schiumato o macchiato, chi con zucchero di canna, chi amaro, chi doppio, chi ristretto, in tazza fredda o in tazza calda, lungo o corto, e così via. Pur non essendo coltivato in Italia, è nella nostra Nazione che trova la più grande varietà di interpretazioni, una più buona dell’altra. Come accade spesso a tutti i prodotti di largo consumo, anche il caffè è una di quelle bevande su cui aleggiano sospetti di insalubrità. Partiamo dal presupposto che i benefici del caffè superano di gran lunga gli svantaggi. E’ ricco di antiossidanti, e studi scientifici dimostrano che i consumatori abituali presentano una riduzione del rischio di alcune malattie. E’ definita “bevanda nervina” perché contiene sostanze neurotoniche, che stimolano il sistema nervoso centrale. Aumentano l’attenzione, riducono la fatica migliorando l’efficienza fisica e mentale. Gli effetti del caffè sull’organismo sono dovuti alla presenza della caffeina che ha la capacità di passare rapidamente la barriera emato-encefalica stimolando il sistema nervoso centrale, aumentando la secrezione gastrica e promuovendo il rilascio di due ormoni, l’adrenalina e la noradrenalina, che aumentano il metabolismo corporeo, la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, ma nella popolazione sana al momento non c’è alcuna prova sui rischi di aumento delle malattie cardiovascolari ed di ipertensione nei consumatori di caffè. E’ una sostanza che aiuta la concentrazione e la memoria, oltre ad essere un toccasana per la prevenzione di malattie quali Alzheimer e Parkinson. Se assunto nelle dosi giuste, e preferibilmente non zuccherato, contribuisce al dimagrimento grazie ad un’azione, cosiddetta anoressizzante, con cui si intende la capacità di alcune sostanze di placare il senso di appetito. Altro beneficio riguarda la riduzione dell’incidenza del diabete di tipo 2. Sono necessarie altre ricerche per ottenere pareri definitivi sul caffè, ma l’importante è sempre la moderazione nell’assunzione di qualsiasi sostanza. Il dosaggio possibile è di massimo tre quattro tazzine al giorno in assenza di particolari patologie. Nel computo bisogna considerare che la caffeina è contenuta anche nel thè, nel cioccolato, nelle (vietatissime) bevande zuccherine come la cola, negli energy drink, nelle caramelle. Per le donne in gravidanza e allattamento, se ne possono assumere massimo due al giorno poiché la caffeina attraversa la placenta, e può essere presente nel latte materno. Decisamente diversi i quantitativi di caffè americano consentiti in quanto una sola tazza conterrebbe più del doppio dei mg di caffeina di un espresso. Preferire il consumo al mattino e dopo pranzo, evitandolo la sera e soprattutto non abusarne perché si potrebbero riscontrare ansia, insonnia, irritabilità, palpitazione e reflusso gastrointestinale. Esistono anche surrogati del caffè, che riscontrano comunque successo, pur non avendone le stesse proprietà, e non dandoci lo stesso piacere. Il decaffeinato, ad esempio, che viene trattato chimicamente in modo da estrarne la caffeina, oppure il caffè d’orzo, che deriva da un altro tipo di pianta, un cereale, che non ha sostanze nervine ed è anche abbastanza nutriente, oltre ad essere un lenitivo della mucosa gastrointestinale. Il caffè ginseng aumenta la resistenza fisica, migliora la risposta insulinica ma spesso se ne trova in giro di scarsa qualità. Comunque sia, non priviamocene, concediamoci quel momento di gusto dagli aromi inconfondibili, unici, e conosciuti in tutto il mondo, a cui proprio non si può dire di no. 

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