Alimenti

L’approccio al cibo nell’era post Coronavirus

30 Aprile 2020

Immaginare nuovi stili di vita post coronavirus non è cosa semplice. Tante le supposizioni, ma una sola cosa è certa: nulla sarà più come prima. E non solo perché cambierà la realtà, ma perché questo pezzo di storia che stiamo vivendo, e che facciamo fatica a buttarci alle spalle, sta cambiando profondamente noi stessi, e il nostro modo di vedere le cose, oltre al contesto in cui viviamo. L’emergenza Covid-19 sta mettendo a dura prova tutti i comparti alimentari, dall’ortofrutta al lattiero caseario, per la logistica, per la carenza di manodopera, ed il servizio. Il tutto si riverbera anche nelle esportazioni, che registrano, da settimane, un notevole calo. Colpiti, quindi, dentro e fuori. Siamo tutti protagonisti smarriti in questa crisi senza precedenti, e travolti da un destino nemmeno lontanamente ipotizzabile. Non resta che avere fede, e affidarsi alle ricerche di studiosi, e scienziati, affinchè possano trovare il modo per farci ritornare ad una parvenza di normalità. Si susseguono ipotesi interessanti su come cambierà l’approccio al cibo, sia in casa che fuori, e quindi ai ristoranti, per cui il delivery, o l’asporto, non possono essere l’unica soluzione. Perché, da che mondo è mondo, il cibo che viene cucinato deve essere “cotto e mangiato” e non “cotto, asportato e mangiato”. Di sicuro le decisioni che verranno prese impatteranno notevolmente sulla ristorazione italiana, settore determinante per lo sviluppo economico del nostro Paese, con ricadute prevedibili sull’occupazione, sul turismo, e sull’economia in generale. I primi a cambiare saranno i menù dove prevarranno i prodotti italiani e le ricette di tradizione e concrete rispetto ai piatti gourmet nati più per essere fotografati che mangiati, e che hanno inondato i social negli ultimi anni a suon di like e sponsorizzate. Siamo alla resa dei conti, in cui presumibilmente osterie, trattorie, pizzerie, paninoteche si attrezzeranno di fronte alle nuove esigenze, mentre la ristorazione d’avanguardia dovrà ridimensionarsi e adeguarsi, nei costi e nel servizio. E con l’evolversi inevitabile della ristorazione, cambierà anche il nostro approccio al cibo. La scienza correla l’insorgenza di diverse malattie alla cattiva alimentazione: il consumo compulsivo di carne di pessima qualità, di pasti confezionati, ipercalorici e rapidi in modo da sentirsi subito appagati senza perder tempo, e tutti quei comportamenti scorretti divenuti routine di tanti, sono autostrade per virus e malattie di ogni genere, che attecchiscono su organismi ormai indeboliti e immunodepressi. Sarà una bella sfida coniugare sicurezza, gusto, risparmio, e salute, nella forma e nella sostanza della proposta, includendo anche i servizi di delivery e asporto. Bisogna ambire ad uno sviluppo del settore alimentare più equilibrato, che tenga conto non soltanto dell’esigenza di grandi quantità e prezzi bassi a discapito della qualità, ma della salute dell’ambiente e dell’uomo garantendo la diversità biologica. Oltre alla scelta degli alimenti da mettere sulle proprie tavole, il post coronavirus vedrà un’attenzione maggiore anche al proprio stato di salute: le persone più fragili (comprese quelle in sovrappeso o obese) corrono un rischio più alto in caso di infezione. Ultimi studi rivelano, inoltre, che la salute dell’intestino sia importante per evitare l’aggravarsi della polmonite, quindi ridurre grassi, zuccheri e sale, che uccidono la flora intestinale positiva, che invece si sviluppa supportata da corretta alimentazione, ovvero ricca di fibre solubili, antiossidanti e polifenoli. Ripopoleremo le tavole, con ricette semplici, dal sapore antico, tutto italiano, e con le verdure del nostro orto. Cereali, ortaggi, olio, frutta, e legumi, importanti per le proteine vegetali povere di grassi, prive di colesterolo, che producono scorie azotate meno dannose di quelle della carne. Il futuro del post Coronavirus ci vedrà più attenti alla salute, e al portafogli!

Pubblicato sulla rivista Sala&Cucina nel mese di aprile 2020

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